Sparring: come, quando e perché

 

La finalità degli sport da combattimento (un tempo anche delle arti marziali) è lo scontro.
Tutte le ore che passiamo dietro le figure, le tecniche e le tattiche hanno come fine quello di essere utilizzate durante un combattimento.
Non tutti entrano in una palestra con l’intenzione di salire sul ring per mettersi alla prova, per alcune è sufficiente lo scambio con i compagni: quello che in gergo viene chiamato sparring.

Rifiutare lo sparring, o impedire di farlo ai propri allievi equivale ad essere iscritti o essere istruttori di un corso di fit boxe.
Per carità, a qualcuno piacerà pure ma togliamoci dalla testa che abbia qualcosa a che fare col combattimento!

Lo sparring può essere pericoloso, può capitare di tirare con un principiante incapace di regolarsi o di ritrovarsi di fronte quello che compensa la poca tecnica con l’irruenza, perciò è una pratica allenante che va soppesata.
Questa attività infatti non è sempre uguale, possiamo effettuarla con determinati vincoli o circoscriverla a determinate situazioni. Anche in questo caso, infatti, è importante mutare gli stimoli.
Limitando un atleta al solo scambio pesante non avrà mai la possibilità di provare tattiche studiate precedentemente poiché sarà perennemente in uno stato di allerta.
Al contrario lavorando sempre in maniera blanda si avrà un rallentamento generale e due pericolosissime situazioni pre-gara: l’eccessiva sicurezza o la paura del contatto.
Modulando la frequenza e la tipologia degli sparring in maniera opportuna potremo trarre il massimo dai nostri allenamenti.

Questa attività può variare tantissimo, può essere effettuata come una sorta di gioco dove ci si limita a toccare l’avversario rapidamente senza affondare il colpo. E’ un ottimo esercizio che abitua a stare rilassati e a provare quello che in situazioni più intense non verrebbe in mente.
Possiamo eseguirlo con determinati vincoli, per esempio uno dei due atleti dovrà cercare di portare l’altro contro l’angolo e le corde; oppure potrebbe essere uno sparring un po’ spinto: questo però va somministrato a fighters di una certa maturità, sempre ben equipaggiati di protezioni, caschetto compreso!

Lo scambio pesante avrà il compito di smaliziare il fighter esordiente al contatto fisico e di fare un buon lavoro per la resistenza specifica.
Praticarlo in prossimità di una competizione però non è il massimo, la legge della sfiga vuole infatti che vi facciate male pochi giorni prima di salire sul ring, sarà meglio perciò stare attenti ai periodi e dedicare attività estremamente specifiche ma meno rischiose per almeno due settimane prima del match.
Avete visto i professionisti fare sparring leggerissimi protetti come iron man? Arrivare infortunati ad un incontro non piace a nessuno!

Negli ultimi anni in tanti hanno cominciato a sminuire l’importanza dello scambio come attività allenante, la giustificazione in genere è che “quelli dell’ufc non lo fanno”.
La realtà è che loro han molto meno bisogno di farlo di noi, per i professionisti combattere è più naturale che per gli amatori. Botte ne han già prese tante e ne prenderanno ancora, senza dover andare a cercarsele negli scambi.
Qualcuno di voi è nell’UFC? Se sì perché state a leggere questo scempio di blog?
Per tutti gli altri umani lo sparring rimane un’attività fondamentale, un campo di prova dove realizzare se i miglioramenti potranno essere testati a pieno regime sul quadrato.

Lo scambio non è una maniera per sfogare le proprie frustrazioni, è un piccolo banco di prova.
Lo sparring è come gli esercizi di fisica che ti assegna il professore, serve a verificare le nozioni acquisite e arrivare pronti all’esame. Affrontateli nello stesso modo, con la testa.

Buona pratica