La via del Vuoto: la Shadow Boxing

Uno spazio vuoto, bastano pochi metri quadri, e un poco di immaginazione.
Ecco il necessario per una delle pratiche migliori per un combattente: il vuoto.

Il vuoto

Quando pensiamo ad un pugile è facile pensare ad un atleta al centro di una stanza, in rigoroso silenzio che fa vibrare le proprie mani contro l’aria.
È un’immagine sacra, stereotipata nella testa di chiunque e non esiste film sul pugilato che non ci proponga la scena di questo rito.

Questa pratica allenante è, a mio parere, importante quanto lo sparring. Ha davvero un bassissimo impatto articolare e non è che il miglior modo di riscaldarsi prima di una faticosa seduta di pao o di sparring

Tecnica ed equilibrio

Facendo della shadow boxing lavoriamo tantissimo sulla nostra tecnica e sull’equilibrio. Tirando calci all’aria sapremo se davvero riusciamo a mantenere l’equilibrio prima, durante e dopo l’esecuzione. Quante volte sentiamo i thai, negli stage o nei vari video, sottolineare l’importanza del “balance“? Colpire il sacco o i pao non potrà restituirci lo stesso feedback, la mancanza di equilibrio si evince infatti quando il colpo va a vuoto.
Lo stesso discorso vale per le tecniche di braccia. Buttarsi eccessivamente sui pugni significa perdere la postura e quindi impegnarsi a recuperarla: in poche parole dare il tempo all’avversario con un buon footwork di colpirci.

Durante il vuoto riusciremo a ripassare e migliorare la nostra tecnica, così facendo miglioreremo i nostri schemi motori. Ricordi il post sul Mushin?
Allenandoci non solo daremo beneficio all’esecuzione delle singole tecniche ma anche la nostra capacità di concatenare i colpi e di gestire il footwork. Acquisiremo confidenza propriocettiva della tecnica oltre il livello di immagine motoria (il nostro cervello per l’apprendimento motorio crea delle immagini che cerca di riprodurre con corpo).

Filmarsi e osservarsi in continuazione velocizzerà questo processo poiché avremo ulteriori feedback.

Cardio

È importante ricordarsi che la resistenza è una capacità assolutamente specifica. Vale a dire che il nostro fiato non migliorerà mai se non simuliamo la situazione di gara. Certo è che nel vuoto difficilmente raggiungeremo l’impegno metabolico richiesto da uno sparring o da un combattimento, ma andremo a lavorare comunque in maniera più specifica sia per quanto riguarda l’efficienza cardio-respiratoria sia per gli adattamenti periferici, ossia la capacità dei muscoli di smaltire e gestire i metaboliti dei movimenti.

Lavorando con un cardio-frequenzimetro andremo a lavorare in un range ottimale per il miglioramento della capacità aerobica (io consiglio di stare attorno al 70% del frequenza cardiaca massima).
La difficoltà può nascere nei tempi, per questo tipo di lavoro è necessario mantenere una certa frequenza cardiaca per un lasso di tempo prolungato (un minimo di 30 minuti).
Probabilmente per alcuni fare vuoto per un lungo periodo può risultare emotivamente e psicologicamente più stancante.

Una pratica meditativa

Fare vuoto significa visualizzare. Non può essere una buona pratica se non immaginiamo di fronte a noi un avversario che reagisce, subisce e ci incalza al combattimento.
La visualizzazione è una pratica di avvicinamento alla meditazione (i vantaggi che quest’ultima offre li analizziamo in un altro post) e come tale può portare numerosi benefici.
Solo chi non ha mai esercitato la pratica della visualizzazione può porre dubbi sulla sua efficacia.

Immaginare di combattere al centro di un ring ci rende più familiare l’idea dello scontro e aiuta a ridurre l’ansia da prestazione che precede il match. Questo perché con la visualizzazione andiamo a creare dei percorsi sinaptici.
Per lo stesso motivo quello che visualizziamo durante il vuoto sarà quello che più facilmente riusciremo a riproporre durante un match o lo sparring. Le uscite, i lavori di rimessa e persino le strategie e le tattiche di combattimento potranno essere allenate e perfezionate tramite questa pratica.

È d’obbligo però riuscire a mantenere la concentrazione e avere sempre la figura del nostro avversario davanti. Tutti i benefici citati verranno persi se ci limitassimo a scazzotare l’aria e aspettare che il tempo passi.

Il vuoto non è un kata, il vuoto è creatività

I kata, o forme, sono delle sequenze di tecniche preimpostate con lo scopo di tramandare le stesse in maniera cinestetica. Sono in pratica i manuali delle arti marziali tradizionali.
L’assenza di libertà e la macchinosità rendono le forme profondamente diverse per natura, scopo ed effetto sul sistema mente-corpo di un fighter.
Questo per quanto riguarda le forme classiche, i tipici kata che conosciamo tutti.

Il vuoto è un momento di pura creatività. Fare vuoto significa possedere ed esercitare le capacità tecniche in piena libertà, come un musicista che usa scale e accordi per improvvisare durante una jam. L’esercizio creativo ci permetterà di abituarci a valutare varie opzioni e a creare nuove soluzioni elevando così la nostra intelligenza sportiva.

Buona pratica…