Io non credo nella preparazione atletica

“I don’t believe in strenght and conditioning”
Sono queste le parole di GSP nell’intervista di Joe Rogan di qualche anno fa.
Riporto sotto gli stralci che ho ritenuto più interessanti, la traduzione l’ho fatta a orecchio quindi siate clementi:

“Non credo di essere il campione perché sono il più forte o il più tecnico, voglio dire sì sono bravo, sono forte e sono veloce, ma la ragione che mi ha reso un campione è la mia mente”

“Io non credo nella preparazione atletica, non credo che correre sul tapis roulant ti faccia avere più resistenza nel match. Credo che la chiave del combattimento sia l’efficienza”

“Ricordo di un istruttore francese di muay thai, Jean Charles Skarbowski. Quel tizio fuma non so quanti pacchetti di sigarette al giorno e beve tantissimo! Un vero personaggio! E’ fuori forma ma nel ring rompe il culo a tutti perché è davvero efficiente!
All’interno dello ufc abbiamo tutti i vO2 max al meglio della nostra condizione, ma quello che vince è colui che riesci a portar fuori l’avversario dalla propria confort zone e a portalo nel campo dove lui è più forte”

“Penso che sollevare pesi sia importante, perché alla fine se appari meglio ti senti meglio… Sì a volte, dopo l’allenamento, faccio pesi per pompare un po’ i muscoli, ma non per colpire più forte perché non ha nulla a che vedere con quello”

In realtà guardai quest’intervista qualche anno fa, mi è tornata in mente poiché il fighter italiano Giovanni The Punisher Melillo ha condiviso un link nel quale venivano mostrati degli errori nelle preparazioni di alcuni importanti fighters.
Come prevedile è partito in poco tempo un putiferio sul fatto che non si potessero criticare dei pro, in quanto pro etc etc. E’ intervenuto anche Alain Riccaldi, il preparatore di Giovanni (e indubbiamente tra i migliori preparatori atleti degli SDC in Italia) dando ragione all’autore dell’articolo.

Che poi prendersela con Gianni e Alain per una cosa che manco han scritto loro… va be’ sto divagando.

Tornando a GSP possiamo dire che ovviamente da un punto di vista fisiologico lui sbaglia, ma non voglio fare l’errore di decontestualizzare le sue parole. Il canadese specifica infatti che all’interno del circuito tutti gli atleti sono preparatissimi, che ognuno di loro è al meglio della propria condizione, ma che non è la preparazione atletica la chiave di volta nelle vittorie.
Ha ragione.

Il tono delle critiche rivolte all’articolo di topconditioning era “non si può criticare un pro perché ha la cintura”. Asserire ciò equivale a candidare Fabio Volo al nobel per la letteratura perché scrive best sellers! Una cintura non è indice di un ottimo conditioning, confondere le due cose è fuorviante.
Gli sport da combattimento son sport di situazione e in questa tipologia di sport le capacità condizionali (forza, resistenza e velocità) non la fanno da padrone, anche se giocano un ruolo importante.  Quello che conta in questi sport è saper reagire all’evoluzione della situazione di gara.
In poche parole conta poco avere una montante che può stendere un toro se non si è capaci di piazzarlo ad uno che ti tiene sulla lunga distanza, esattamente come dice il canadese sulla confort zone di ognuno.

GSP sottolinea molto l’importanza dell’efficienza. Diciamo che fondamentalmente riprende un vecchio adagio “ottenere il massimo con il minimo sforzo”.

Il messaggio di fondo

Credo che il senso ultimo delle parole del canadese non fosse “non fate preparazione perché non serve”. Penso che intendesse dire che il conditioning non può rendervi dei campioni: la differenza tra un titolo e il tappeto sta nell’essere coperto durante i colpi, nel tenere la mente lucida durante il match.
La preparazione è fondamentale ovviamente e senza di quella non si arriva da nessuna parte. In tutta onestà i colpi più pesanti che ho subito (nei pochi match e nei diversi sparring) venivano tutti da ragazzi che atleticamente erano messi peggio di me.
Penso che il compito di un appassionato o di un atleta sia quello, sì, di curare il conditioning ma con la consapevolezza che quest’ultimo non potrà fare altro che migliorare le sue qualità tecnico-tattiche.

Il conditioning dei pro

I pro non vincono per il loro conditioning.
Se osserviamo i vari allenamenti di una moltitudine di atleti professionisti in diverse discipline troveremo che tanti campioni  seguono delle metodiche quanto meno discutibili.
Spuntano spesso i video di calciatori eccezionali che eseguono allenamenti… come dire… non ottimali.
Eppure vincono.
Vincono non perché il livello di competizione non sia alto ma semplicemente perché non è di certo come usano i bilancieri o i kettlebell a determinare la loro bravura nel campo.

IronPaolo ne ha fatto un grande articolo.

Cosa dovremmo guardare quindi?
La loro specificità.
Un caro amico, Daniele, ha vinto diversi match con il liver shot in stile Holzken perché ha passato una marea di tempo a guardare i suoi match tanto da condizionarsi solo osservando (e ripetendo ovviamente).
Se avesse cercato di ottenere dei knock out imitandone la preparazione atletica non avrebbe ottenuto gli stessi risultati.
Ci gioco le palle.

Alla fine della fiera…

Il nostro conditioning è importante, non dovremmo mai trascurarlo per tanti motivi: dalla salute generale ad una buona sicurezza in se stessi.
Se il nostro obiettivo è eccellere nello sport specifico, però, non dovremmo mai dedicare più tempo ed energie alla nostra atleticità generale che al nostro sport specifico. Se invece non dovessimo avere mire particolari la soluzione sarebbe ben più semplice, ognuno faccia ciò che preferisce: senza motivazioni, senza giustificazioni che non siano la propria gratificazione.

Buona pratica.