La genetica e gli sport da combattimento

“Tutta genetica”, “con quella genetica lì ci riuscirei anche io”, “se mio nonno aveva le ruote era un trattore”
Basta.

La genetica ha preso sempre più importanza nella nostra vita, ci è utile per scoprire la storia delle popolazioni, le predisposizioni per alcune patologie e addirittura che tipo di dieta seguire per ottimizzare la qualità della vita.
Nel campo del fitness se ne parla però molto a sproposito, arrivando a vedere l’ereditarietà dei geni come la causa prima e unica di ogni questione legata al corpo umano…
E ciò è un male perché la maggior differenza la fa l’ambiente.

Lo sport spesso ingloba concetti derivati dal fitness. A volte è un bene, basti pensare al tentativo di tantissimi di coach di cercare di preservare la salute dei propri atleti, di integrare i loro allenamenti con esercizi particolari e accorgimenti di sorta.

Arrivano però, spesso e volentieri delle grandi baggianate. Abbiamo visto tantissimi atleti fare delle minchiate assurde, figlie esclusivamente del mercato del fitness.

Questa volta non voglio parlare di metodiche allenanti. Voglio parlare di un atteggiamento estremamente disfattista che serve a compensare le proprie incapacità e a sminuire il lavoro altrui: “è genetica”
È fuori discussione che la genetica faccia la sua parte, ma negli sport da combattimento non è così rilevante come si può pensare. Anzi…

Ovviamente una buona predisposizione può trasformare un atleta in un campione, ma sempre e comunque solo mediante l’allenamento! Già, nemmeno il doping, da solo, basta…

Quando sentiamo parlare di sport e genetica spesso le fonti con lo sport non ha nulla a che fare: studi di qualche università o riviste che si occupano di altro.

Il primo grande classico sono le fibre colorate: rosse, bianche, azzurre etc.
La ripartizione percentuale delle fibre ha effettivamente degli effetti sulla resistenza e sulla potenza dei gesti, ma non è l’unica discriminante! Per la forza e la potenza son da considerare tantissimo anche i punti di inserzione dei muscoli sulle ossa, la lunghezza delle leve e sopratutto la capacità di reclutamento delle unità motorie.
La capacità di reclutamento, pensa un po’, è l’unica componente allenabile di quelle prese in considerazione (in teoria anche la ripartizione ma il discorso è molto complesso).
Vi invito a non dimenticare che è la tecnica corretta che rende il colpo efficace…
Immaginiamo anche che non si possa migliorare la potenza del colpo, vince chi ha le percussioni più pesanti? Non mi pare proprio…

“I thailandesi sono geneticamente avvantaggiati anche per il condizionamento osseo.”
Ora non so chi sia preso la briga di fare gli eventuali test ma così a freddo mi vien da dire che se passi la tua vita a fare una cosa bravo ci diventi e non ci nasci. Se poi la tua occupazione principale è confrontarti e cercare di superare altri che fanno la tua stessa vita… beh ti ritrovi costretto ad eccellere!

Lasciamo perdere i singoli miti.
Gli sport da combattimento sono sport di situazione, durante lo svolgimento delle attività di gara le variabili sono molteplici ed è l’utilizzo del commisto delle abilità che rende l’atleta vincitore .
Il talento dei veri campioni non risiede praticamente mai nelle sole capacità fisiche: Petrosian non è un mostro di potenza o di forza eppure è sempre opportuno. Colpisce bene, dove e quando deve. E’ sempre calmo e vive il match in completa rilassatezza.
I campioni hanno un senso della posizione eccezionale. Sono sempre al posto giusto al momento giusto. Hanno timing e non sprecano mai le energie inutilmente.

Ognuno di noi ha i propri punti di forza e quelli deboli, la genetica qualcosa ti da e qualcos’altro ti toglie. I risultati arrivano sapendosi muovere con le proprie forze.

Buon allenamento