Fight Book: “Il Metodo Flow” di Emanuele Zanella

Chiunque pratichi sport da combattimento e utilizzi i social in Italia ha di certo incontrato gli articoli sul Metodo Flow di Emanuele Zanella. Mi imbattei nel suo sito grazie al post nel quale spiegava perché un pugile avesse differenti prestazioni in competizione e in allenamento. Ovviamente la chiave stava nella gestione dello stress.

L’intento di questo post però non è giudicare la modalità in cui lavora Zanella o il funzionamento del suo metodo che, comunque, non ho provato – per ora. Il post riguarda le mie opinioni sul libro da lui pubblicato.

L’autore

Chiariamo subito, Zanella ha i suoi allievi soddisfatti ed i suoi detrattori. Io conosco personalmente più persone appartenenti a queste due categorie.
Le critiche che ho sentito nei suoi confronti si riferiscono maggiormente al suo essere maestro di boxe, ma lui non si definisce tale e, muovere critiche su quello che non è il suo lavoro mi fa storcere il naso: è come criticare un panettiere per come parcheggia.

Zanella è un mental coach. Ha studiato, estrapolato e sviluppato delle tecniche di derivazione PNL adattate per il combattimento sportivo, chiamando questo sistema “Metodo Flow”.

Il Flow

Negli ultima anni il mondo sportivo ha adottato il concetto di Flow, ossia flusso, per descrivere quella situazione di totale connessione con l’attività svolta. Si tratta di un concetto ben chiaro agli artisti: pensiamo a qualcuno completamente perso nel suo pianoforte tanto da riconoscerlo come parte integrante dello strumento.
Lo stato di flow descrive in pratica la piena immersione in un’attività caratterizzata dall’assopimento della mente conscia. Ricorda qualcosa? Giusto! Mushin, ancora una volta torniamo al concetto della scuola zen.

Abbiamo tutti sperimentato questa condizione, pensa a quando giocando ai videogiochi riesci a fare cose assurde e non renderti conto del tempo che passa, oppure quando stai con la ragazza della quale sei cotto e ti ritrovi dentro una bolla invisibile. O ancora quando afferri un oggetto che ti è stato lanciato.

Il libro

Il libro non è un manuale per imparare il metodo. Zanella si avvale del suo testo per fornire al lettore qualche strumento e farsi un’idea provando qualche tecnica da lui sviluppata. Non dico che sia un testo pubblicitario, assomiglia di più ai 3 mesi a 99 centesimi di Spotify, fai prima una spesa contenuta in seguito valuti se è il caso di approfondire.

Dietro questo testo c’è indubbiamente un importante lavoro, oltre i chiari e mai celati riferimenti alla PNL (programmazione neuro-linguistica), è presente anche una spiegazione sulla respirazione che mi ricorda il metodo Buteiko: in poche parole si cerca di ottimizzare il rapporto tra ossigeno e anidiride carbonica.
Non solo, la scrittura ha un approccio motivazionale, Zanella cerca di essere colui che può darti due sberle per farti rinsavire e tirarti fuori gli attributi. È un mental coach ed è questo il suo compito.

All’interno del libro troviamo diversi capitoli ma possiamo suddividere il testo in 3 macro aree: nella prima vengono enunciati i principi che reggono il metodo, nella seconda abbiamo una descrizione di questo e nella terza troviamo una parte più pratica.

Le ultime pagine del libro sono dedicate alle testimonianze di chi ha provato il Metodo Flow.

L’idea che mi son fatto

Il libro si legge facilmente, questione di poche ore, mentre per prendere confidenza con gli esercizi occorre un po’ di più.
La qualità della scrittura lascia un po’ a desiderare ma il testo ha un suo metodo comunicativo che permette di sorvolare sui dettagli. Dopotutto Zanella non è uno scrittore e quel che ci interessa sono i contenuti, il lavoro svolto per lo sviluppo di questi si percepisce essere di una certa entità.
Ci sono alcune pecche. Quando espone i principi scientifici cade un po’ in fallo, non ci sono citazioni o riferimenti e le spiegazioni sono un po’ grossolane. Capisco la necessità di rivolgersi ad un pubblico vasto ma in un libro l’aggettivo “scientifico” meriterebbe un po’ più di rispetto. Le onde cerebrali, ad esempio, sono un argomento non del tutto chiaro nemmeno ai neurologi e trattarle con eccessiva leggerezza rischia di far cascare in scivoloni.

L’idea che mi son fatto sul metodo è che sia un buon commisto tra PNL, tecniche di respirazione, meditazione e atteggiamento motivazionale.
La PNL è una di quelle discipline che mi lascia sempre un po’ perplesso, ne riconosco il valore e le potenzialità ma è circondata da una marea di spazzatura,sebbene non sia questo il caso. Al contrario sono un sostenitore convinto della meditazione e dell’importanza del lavoro sulla respirazione, non solo in ambito sportivo.

Psiche e respirazione si influenzano profondamente a vicenda. Quello di Zanella è un modo per sfruttare questa caratteristica e imparare a gestire entrambe le dinamiche.
Il metodo flow, per quello che ho appreso dal libro, offre le tecniche più efficaci, secondo il fondatore, per avere controllo sull’ansia da prestazione e vivere l’evento competitivo in maniera sana e spontanea, in pieno stato di flow.

Penso che il metodo possa essere perfetto per i dilettanti, ossia per tutti coloro che soffrono la tensione da match e non riescono a sbloccarsi. Può far bene, ma non è fondamentale, anche a fighter professionisti. Ormai sono tantissimi gli atleti d’eccellenza che si rivolgono ad un mental coach. Questo può far storcere il naso a tanti “puri e duri” ma il mondo sportivo di alto livello si sta muovendo in quella direzione. Ovviamente non potrà mai sostituire l’allenamento ma può essere una buona attività di accompagnamento alla preparazione.

Alla fine della giostra

Consiglio il libro? Sì, alla fine per meno di venti euro possiamo farci un’idea più concreta di questo metodo e valutare se rivolgerci a Zanella o meno.
Personalmente vorrei provarci, quindi nel mio caso il libro ha fatto il suo lavoro.
Al momento opportuno spenderò due righe a riguardo magari.

Buona pratica