Unu dischente

 

Qualche giorno fa parlavo con un amico di questo blog e lui mi definì un esperto. Ovviamente la cosa mi ha portato a macinare riflessioni introspettive che solo un buon bourbon può dissolvere.

Non mi sento minimamente un esperto. Se lo fossi mi ritroverei a preparare match importanti, o meglio a preparare qualcuno per quei match…

Mi ritengo più un apprendista, un “dischente” per dirlo alla sarda.

I miei post, che ben mi guardo dal chiamare articoli, nascono sempre da qualche spunto, da qualcosa che osservo e su cui provo a ragionare.
Questi spunti non sono che il seme, scrivere è la pioggia che alimenta la mia ricerca. Mi obbliga a rileggere i miei pensieri e metterli al vaglio, controllare mille volte l’aver preso fischi per fiaschi o se ho commesso un errore concettuale… Che di quelli ortografici e grammaticali non me ne rendo proprio conto!

Il mio operato è più quello di un ricercatore, ogni qualvolta che scrivo delle tecniche mi ritrovo a guardare una marea di atleti e di match per cercare di capire quali siano le meccaniche, le varianti e i contesti e da lì ricavarne una conclusione.

Una delle domande più frequenti che faccio a chi mi allena è quella di correggermi, perché è fondamentale per me capire quali sono le dinamiche in gioco e poi raffrontarle a quelle che vedo dai professionisti.
E’ un po’ un’arma a doppio taglio perché mi rendo conto che ci sono note di stile che vengono prese, delle volte, come dogmi, osservare e notare le diverse scuole è un allenamento che fa mantere la mente elastica e che permette di riuscire a filtrare le informazioni.

Scrivere è una necessità, mi permette di addentrarmi nelle questioni molto meglio di quanto non riesca fare solo pensandoci.
Non solo, è un atto egoista: scrivo di quello che mi piace come mi piace. E’ una cosa che mi rilassa molto ma non mi fa sentire minimamente un esperto, anzi proprio al contrario mi fa rendere conto di essere un novizio..

Sono unu dischente e tale voglio rimanere.