Che fine ha fatto Bazooka Joe?

Che fine ha fatto Joe Valtellini?

Chi segue il Glory World Series sicuramente avrà notato l’assenza negli ultimi tempi del ragazzo italo-canadese dal ring, sempre presente come commentatore e intervistatore.

Per chi non lo conoscesse parliamo di un ragazzo che ha uno score di tutto rispetto: ha collezionato 12 vittorie di cui ben 10 per ko raccogliendo solo due sconfitte, una con il fenomenale Holzken.
La cosa ancora più assurda è che da atleta amatoriale ha realizzato solo 3 incontri!
Valtellini è canadese, e come tutti i fighters del Grande Nord non può fare il professionista, la sua prima professione è infatti (o meglio era)… il professore di ginnastica!

Personalmente era uno dei miei atleti preferiti nel circuito Glory e penso tutt’ora che sia quello che più di tutti avrebbe potuto mettere in grandissima difficoltà Cedric Doumbe.
Il canadese è un atleta estremamente intelligente. Classico esempio di combination fighter dai colpi pesanti, non si risparmia e mantiene il giusto pressing sull’avversario senza mai farsi prendere dall’aggressività emotiva.
Grazie al suo stile è riuscito a portare a casa prima del limite l’83% delle sue vittorie: imposta sempre le sue combinazioni per portare danno in una determinata zona del corpo e continuare a martellarci sopra. Lo fa cambiando spesso i livelli di attacco e creare disordine negli schemi difensivi avversari.
Un uso delle combinazioni da manuale insomma.
Con questi schemi è riuscito a mandare in knock down il belga de Bonte (che fine avrà fatto lui?) ed a vincere per ko contro Daniels e Ambang.
Un fighter davvero efficiente e non solo nel ring.

Sì… ma che fine ha fatto?

Bazooka Joe purtroppo si è ritirato dal ring a causa di un infortunio: una pesante commozione cerebrale.
Nell’ultimo match, che vedeva Valtellini opporsi a Marc de Bonte, il canadese subì un knock down a causa di una ginocchiata al volto.
Con la tenacia continuò a combattere e portò a casa il match, l’indomani però dovette passare tutta la giornata in una stanza buia perché persino la luce del led del caricabatterie gli causava dolore.
I medici non potevano garantire il recupero totale delle funzioni nervose, né erano in grado di quantificare delle tempistiche.
In un’intervista ha dichiarato di aver utilizzato l’olio di cannabidiolo per velocizzare il recupero, questo gli è stato molto utile per mitigare i problemi depressivi legati alla commozione cerebrale.

Joe è un fighter tenace anche fuori dal ring, la stessa determinazione che lo ha portato ad arrivare immediatamente nel mondo dei pro lo ha tirato fuori da quella che poteva essere una brutta situazione. La storia degli sport da combattimento è ricca di personaggi che in una situazione analoga alla sua si son persi nelle vie della dipendenza da alcool e droghe.

Attualmente ha aperto a Toronto la sua struttura dove prepara nello striking fighters di mma e kickboxer e collabora col Glory come telecronista.

La vicenda del canadese vuole essere un monito per noi appassioati: il combattimento mantiene sempre la sua dose di pericolo anche a lungo termine.
Ma noi lo sappiamo bene e dobbiamo tenere sempre a mente che la tenacia che mettiamo negli allenamenti e nei match è la stessa tenacia che può tirarci fuori dalla merda.