Bolla, flusso e abbardente

“Qual è lo scopo?”
Domanda il coinquilino vedendomi tornare fradicio di sudore dalla cantina, dove in genere vado ad allenarmi al sacco.

La sua era una domanda innocente, priva di malizia, con giusto quella punta di ammirazione commista alla perplessità.
Una semplice curiosità alla quale dare poco peso e continuare con la propria vita.
Ma io sono uno che è capace di rendere esistenziale una notte in campagna…

Mi ritrovo così sulla scrivania con un due dita di abbardente a ripensare a quella semplice domanda.

Perché passo tanto tempo ad allenarmi?
Certo mi piacerebbe tornare a fare qualche altro match, ma non ho chissà quale ambizione agonistica. Con il lavoro e lo studio poi…
Potendo scegliere preferirei metter piede in ogni angolo del mondo piuttosto che vincere titoli e trofei.

No, non lo faccio per vincere, lo faccio perché mi appaga.

Mi appaga sentirmi stanco senza essere esausto, mi appaga sentir il tonfo del guanto sul sacco, vedere la tibia che tenta di farlo esplodere. Mi appaga sentir volare leggere le kettlebell sopra la testa, mi appaga sollevare da terra il doppio del mio peso con poco sforzo. Mi appaga sentirmi forte più che essere forte. La gente forte davvero è altra.

L’allenamento è una bolla. Una di quelle bolle che crei come quando riesci a far volare un fine settimana a letto con la tua ragazza tra sesso, cibo e qualche film.
Una di quelle bolle dove il tempo si distorce e ne viene distrutta la dimensione.
Lo sai che quando ti stai allenando sei nella bolla, al sicuro dalle rotture di coglioni e dalla fretta che un mondo in corsa perenne cerca di imprimerti.
Non corro da nessuna parte, non mi insegue nessuno, non ho nessuna fretta.

E’ una questione di passione.

Lo sai: quando ti alleni stai bene. Stai bene subito dopo esserti allenato.
Perché dovresti passare del tempo a fare qualcosa che ti appaga meno?
Lo sanno quelli che si distruggono le cosce in bicicletta durante le ferie. Lo sanno quelli che passano ore disegnando ciò che non esporranno mai. Lo sanno quelli che si chiudono in saletta a provare i soli quattro accordi. Lo sanno quelli che passano le ore a scazzottare segatura.
Sai che quando ti alleni riesci a raggiungere lo stato di flow, quello stato dove le gesta avvengono senza una volontà dove raggiungi l’essenza stessa della pratica.
Raggiungere la quiete dell’anima, quel momento tutto il resto scompare, in cui il tempo si distorce sino a perdere la sua dimensione.
Essere in pieno flow, esserci e non esserci allo stesso tempo. Divenire quello che stai facendo.
In quegli istanti interminabili i colpi partono fluidi e sanno bene dove andare.

Eri in piena meditazione dinamica, la tua mente era vuota, serena e in pace.

Lo sai perché passi un sacco di tempo a scazzottare, scrivere, disegnare, suonare, pedalare, a scolpire.Lo sai che è quella la tua strada per la serenità, ci sei stato e sai come arrivarci.
Hai conosciuto la pace dell’anima ed è per quello che sei appagato.
Non contano i neutrotrasmettitori, non conta la dopamina, non contano le spiegazioni biochimiche.
Sei lì in quel momento, eppure non ci sei.
Sei nella tua bolla, in pieno stato di flow.

Sei l’essenza di quello che fai.

Ora so cosa rispondere, ora so perché lo faccio

Poi penso che il mio coinquilino è un musicista.

Assaporo l’ultimo dito di abbardente.

Salvo il post, forse lo pubblico.